La nostra Africa

L'Africa, quella vera, quella che soffre, che lotta per affrancarsi dal dolore e dalla povertà, quella che ti parla nel silenzio del cuore quando la conosci E quella parte di mondo troppe volte sfruttato, dimenticato, mal comunicato.
lunedì, 03 novembre 2008

LA NOSTRA AFRICA CHIUDE I BATTENTI

Roberto ed io ringraziamo tutti voi che ci avete seguito e sostenuto affettuosamente nella nostra navigazione.

A volte la realtà delle cose è così violenta e repentina che non lascia nemmeno il tempo di spiegare.

O forse nemmeno sarebbe giusto spiegare.....

Abbiamo corso in salita, rallentato in discesa, perso, vinto quasi mai, ma ci abbiamo provato, ci siamo tenuti per mano contro la tempesta della vita, abbiamo sentito il vento sulla pelle che ci spingeva verso il cielo.

La nostra Africa rimane dentro al cuore.... è il cuore che talvolta deve andar lontano

eclisse totale africa 2006

 

  

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domenica, 02 novembre 2008

PICCOLO FRATELLO

Questo meraviglioso progetto che ha potuto realizzarsi grazie alla generosità dei tanti amici e soprattutto del grande Arnoldo, ve lo proponiamo dopo un lungo silenzio, del quale ci scusiamo.

Ne avremmo fatto volentieri a meno......

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categorie: arnoldo mosca mondadori
venerdì, 31 ottobre 2008

LE CONDIZIONI DI LAVORO

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categorie: informazione, perchè, non dimentichiamo che
venerdì, 24 ottobre 2008

STAND UP

 

Si è conclusa la prima fase di Stand Up, e con grandissimo seguito.

 

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categorie: informazione, manifestazioni europee
giovedì, 16 ottobre 2008

all'Università degli Studi di Milano Bicocca the European Humanist Forum, sul tema della Forza della Pace.

Si apre domani a Milano all'Università degli Studi di Milano Bicocca the European Humanist Forum, sul tema della Forza della Pace.
La manifestazione si terrà da domani sino al 19 compreso.

I popoli d'Europa si incontreranno per lavorare alla costruzione di un’Europa aperta al futuro, diversa, accogliente, nonviolenta e solidale, capace di aprire i nuovi orizzonti e i nuovi cammini che l’essere umano ha bisogno di percorrere e di dare il proprio apporto alla nascita della Nazione Umana Universale, la nuova civiltà planetaria libera dalla violenza.

I governi europei sostengono di voler “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei loro popoli“, ma poi partecipano alle guerre scatenate dagli Stati Uniti e non si oppongono alla nuova, folle corsa agli armamenti nucleari; lo scontro tra le culture è fomentato a detrimento del dialogo e della cooperazione, mentre si rafforzano i fanatismi e il razzismo; l'avidità e il miope egoismo dei potenti stanno distruggendo le risorse ambientali e il futuro delle giovani generazioni. I sogni di progresso, uguaglianza e sicurezza si sono tradotti in affari per pochi e in debiti per la maggioranza. Autoritarismo, manipolazione dell'opinione pubblica ed esclusione dei cittadini dalle decisioni sono prassi quotidiana nell’esercizio del potere.
Coloro che governano il nostro continente non possono immaginare un futuro diverso da quello che consente loro la legge del mercato, alla quale restano incatenati. Essi ormai non rappresentano più i popoli d'Europa, nei quali sta cominciando a manifestarsi una nuova sensibilità.
Esiste un movimento sociale nascente, che sta iniziando a prendere coscienza di se stesso. Questo movimento rifiuta la violenza, spinto da un forte impulso morale.
Tale rifiuto implica non solo l’impegno contro tutte le forme di violenza, che stanno producendo dolore e sofferenza in Europa e nel mondo, ma anche la scelta della nonviolenza come metodologia d’azione.
Nella crisi globale che sta attraversando l’umanità, la nonviolenza non è più soltanto una possibile alternativa, ma è una necessità. Non esiste altra via d’uscita per garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità e realizzare un mondo senza violenza.
Il cammino verso la nonviolenza è un percorso intenzionale, che richiede un profondo cambiamento personale, la riconciliazione con se stessi e con gli altri, imparando a trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati. A livello sociale, implica la ricerca di mezzi nuovi e creativi per risolvere i conflitti, nella prospettiva di superare completamente la violenza in tutte le sue forme di espressione.
In questo contesto, è necessario creare ambiti di confluenza, interscambio e discussione
per coloro che aspirano a mettere in moto un nuovo modello di sviluppo, che abbia come fondamento etico e come metodologia d’azione la nonviolenza attiva. Questi ambiti di incontro si apriranno alle forze sociali, politiche, economiche, gli intellettuali e a ogni persona che voglia coordinare azioni, definire progetti e rafforzare l’enorme potenza dell’azione nonviolenta.
(Vita ndr)

Oltre a Roberto Vecchioni, aderiscono alla manifestazione:

 Giorgio Albertazzi, Noam Chomsky, Ascanio Celestini, Lella Costa, Anna Falchi, Dario Fo, Claudia Gerini, Vladimir Luxuria, Gianluca Pessotto, Francesco Sarcina delle Vibrazioni, David Riondino, Dario Vergassola e Paolo Virzì.

per notizie dettagliate sul programma dei tre giorni:
http://www.humanistforum.eu/it/info/programme

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categorie: iniziative, manifestazioni europee
domenica, 12 ottobre 2008

Una pagina di speranza e di dolcezza

Ieri mattina 35 ragazzi di Kivuli, dai 10 ai 16 anni, sono stati battezzati nella chiesa parrocchiale non lontana da noi. E’ stata una giornata molto bella, in grande semplicità, a conclusione di due anni di catechismo che gli interessati hanno personalmente deciso di seguire sempre nei locali della parrocchia, dalle 5 alle 6 di sera, appena ritornati da scuola, rinunciando magari ad attività come il calcio o le lezioni di karate, o semplicemente a rilassarsi. La sera abbiamo avuto un momento speciale di preghiera in comune, una grande famiglia di oltre sessanta persone, intorno ad un grande cerchio di candele che rappresentavano tutti coloro che sono stati per noi una luce. Hanno pregato per tutti, i genitori, i fratelli e le sorelle, gli amici che sono ancora in strada, quelli che non vanno a scuola, quelli che soffrono per le malattie e la fame, per gli amici che ogni anno vengono a trovarci e a stare con noi. Issa, l’ unico musulmano, ha chiuso con una preghiera lunghissima in cui ha fatto il riassunto di tutto ciò che avevano detto gli altri. Poi una fetta di torta e un bicchiere di succo di frutta,  musica e danze fino quasi alle 11, quando e’ incominciato a piovere ed e’ mancata la corrente. Ma c’era dentro una luce che non si e’ spenta.
Dal blog di Padre Kizito oggi

Ci piacerebbe che davanti a queste immagini si fermassero tutti coloro che vedono mostri cattivi in chi non è bianco.....

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categorie: pensieri, padre kizito, cuore musica vita
sabato, 11 ottobre 2008

INCONTRO CON GINO STRADA

Non servono le nostre parole..... basta ascoltare lui per capire l'importanza del vostro aiuto.

Non lasciateci soli.

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categorie: emergency
sabato, 11 ottobre 2008

DIRITTO AL CUORE .........

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categorie: urgente, emergency
venerdì, 10 ottobre 2008

ANCORA PETROLIO SPORCO DI SANGUE

Un mega-impianto in Nigeria. Quattro multinazionali impegnate. Mazzette per 182 milioni di dollari. Dagli Usa parte un'inchiesta. Che chiama in causa l'Eni
 
Gli impianti di Bonny Island, in Nigeria
Petrolio e gas insanguinati come i diamanti. È l'ultima cartolina dell'orrore in arrivo dall'Africa: potentissime multinazionali che si spartiscono le ricchezze energetiche di uno degli stati più poveri e più violenti del mondo. Sembra la classica trama terzomondista del capitalismo predatore che affama gli ultimi del pianeta. Invece è realtà storica e giudiziaria. Un'inchiesta internazionale ha obbligato un colosso dell'industria petrolifera statunitense a vuotare il sacco su dieci anni di corruzioni. Un fiume di dollari - almeno 182 milioni - pagati a politici e burocrati del regime nigeriano in cambio di maxi appalti per oltre 6 miliardi. La multinazionale incriminata negli Usa è la Halliburton, ma le confessioni raccolte dai pm texani chiamano in causa anche l'Eni. E ora la Procura di Milano indaga per il reato di corruzione internazionale.

L'affare al centro dello scandalo è l'enorme complesso di impianti per l'estrazione e trasporto di gas naturale liquefatto a Bonny Island, in Nigeria. È la zona insanguinata da un decennale conflitto sempre più feroce tra l'esercito governativo e i guerriglieri del Mend, il Movimento per l'emanicipazione del delta del Niger, la formazione armata che dichiara di lottare contro il saccheggio delle risorse naturali e la devastazione dell'ambiente. Un'escalation di attentati, sabotaggi, sequestri e violenze che i militari africani reprimono con il pugno di ferro, tra civili in fuga, villaggi rasi al suolo e migliaia di vittime.
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categorie: informazione, vergogna
giovedì, 09 ottobre 2008

Perché’ Kenya ed Etiopia Dovrebbero Annettere e Dividere la Somalia

Dal sito di Padre Kizito Sesana, riportiamo un testo magistralmente chiaro e illuminante sulla situazione africana.

Il titolo e’ “Why Kenya and Ethiopia ought to annex and divide Somalia”, il titolo che uso anche per questo post. Quando l’ ho letto pensavo si trattasse di una boutade, come a volte il Nation ama pubblicare. Invece no, e’ un pezzo estremamente serio, come lo sono di solito quelli di Kipkorir, e il titolo riflette perfettamente in contenuto dell’articolo, che e’ ancora leggibile nel sito del Nation.

In sintesi, l’ articolo afferma che il continuo disordine in Somalia e’ un pericolo per il Kenya, che, giustamente, e’ da tutti considerato un alleato dell’ occidente, e quindi un nemico fondamentale dei paesi arabi. Annettere la Somalia e’ perciò nell’ interesse strategico del Kenya, e questo e’ il momento opportuno perché il mondo e’ distratto dalla crisi economica. Una Somalia fallita potrebbe risucchiare il Kenya nel caos in cui e’ caduta. La proposta di Kipkorir e’ precisa: Kenya ed Eliotipia dovrebbero dividersi la Somalia usando il 4 parallelo come confine. Non ci saranno  problemi, afferma il nostro autore, e esemplifica col precedente storico degli USA che nel 1845 hanno annesso il Texasprendendolo dal Messico senza che ci fossero reazioni significative (e adesso il “Presidente George W. Bush e’ orgoglioso di essere un Americano-Texano”), tanto meno ci saranno problemi a convincere i legislatori somali, visto che quasi tutti vivono a Nairobi.La conclusione: Il momento di annettere e smembrare la Somalia e’ adesso; Washington e Mosca ce ne saranno grati.

Sono andato a vedere sul sito del Nation le reazioni dei lettori: non ne ho trovata una positiva, ne’ dai keniani ne’ dai somali residenti a Nairobi. Anzi quasi tutte sono rabbiosamente negative, e molti keniani sottolineano amaramente che il Kenya ha già’ i i sui bei problemi interni, come abbiamo visto quest’ anno, e non e’ il caso di creacene altri, e inoltre certamente il Kenya non può’ sognarsi di aver successo la’ dove hanno fallito gli americani e una serie di forze di pacificazione.

Parlavo di questo articolo con un gruppo di amici keniani, e alla fine, mettendo insieme altri tasselli come l’ evidenza che il Kenya sta riarmandosi e che i mass media internazionali stanno riaccendendo l’ attenzione sulla Somalia, ha prevalso l’ idea che probabilmente questo articolo e’ solo il primo tassello di una campagna per promuovere una “soluzione locale” del problema somalo, preparando l’opinione pubblica keniana per una decisione che e’ già’ stata presa, non in Kenya. Sembra impossibile, ma che sia cio’ che ci aspetta?

postato da: ivalsecchi alle ore 22:54 | link | commenti | commenti
categorie: perchè, padre kizito

Chi sono

Utente: ivalsecchi
Nome: roberto e laura valsecchi
Due compagni di vita, due viaggiatori senza tempo. Sognatori e realisti. A volte cavalchiamo una stella, a volte camminiamo in salita.

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